Q&A: Adolfina De Stefani on MOVE W I T H (OUT)#4 Venice

MOVE W I TH (OUT)  traveled to Italy during the final weekend of the Venice Biennale and visited the 3D Gallery in Mestre and the Officina delle Zattere in Venice. At both spaces, two live art interventions, collectively titled “Play in Two Acts – The Justice” were presented in conjunction with the trunk project. The second performance took place at the Officina delle Zattere, and was devised and performed by Adolfina De Stefani. Here, the artist, who is herself a curator and gallery director, shares with us her reflections on the project.

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Something Human: From our discussions, the project MOVE W I T H (OUT) caught your attention from the start. In what ways, do themes such as travel, migration and crossing boundaries relate with your artistic and curatorial practice?

Adolfina De Stefani: I have been interested in the phenomenon of migration for several years. I do think the current state of Italian politics is certainly not helping countries that suffer from wars, famine and violence. This raises the question: how can an individual contribute? Feeling powerless, art remains my only medium of expression and  communication.

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Something Human: The two performances presented in Venice were inspired by ‘the Lapedusa Shipwreck’ news report*, which had a great impact on Italian public opinion.  These two live art interventions were critical towards the Italian authorities’ delayed response to offer rescue. Could you please tell us more about your perspective?

Adolfina De Stefani: It was not just a matter of delay. It was a matter of refusal – an utter lack of respect and sensitivity towards the situation. There are different reasons behind what happened, however letting hundreds of people die just because nobody wanted them in this country…It’s just despicable! Italy is always ready to send its soldiers to fight abroad in order to bring ‘peace’, but the real truth of these missions is hidden within political agendas protecting other types of interests; interests that are not always apparent. I love my COUNTRY and I would like for other citizens to be able to love their own COUNTRIES the same way without being forced to emigrate due to violence they face daily. Human beings should learn to know themselves and stop coveting, because of their arrogance, other people’s bread.

Something Human: Both live art performances provoked strong responses from the audience. Did you expect this? Generally speaking, how mindful are you of audience reaction when you create work?

Adolfina De Stefani: It’s always tricky to predict how an audience would respond when making work.  Personally, and I think in the case of the 3D Gallery,  our audience is familiar with the themes in our artists’ work. Our focus on the performative approach has always differentiated the gallery from others in Venice, our audience has been interested in encountering live art. Also, I believe that performances can provide a period of meditation that is also an opportunity for sharing. This allows for meetings, exchanges and strong emotions, which happened with the two installments of  live art at MOVE W I T H (OUT).

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Something Human: You were both curator and artist in this project. What was it like playing both roles? How did one perspective relate to the other?

Adolfina De Stefani: I don’t see myself much as a ‘CURATOR’ and I am a little confused as an artist. But I do think that working from both perspectives can yield better results with the relationships with audience and the artists. I think I am very responsive toward artists’ needs because it is easy for me to understand their points of view. The relationship becomes an exchange of ideas, emotions and rewards. A sense of aesthetic is also important to me, and this makes the artists feel understood, which often leads to positive results as it becomes a ‘giving and taking’ relationship – an exchange that is a positive experience.

Something Human:  The first performance took place at the 3D Gallery in Mestre, where you are the director. How did you decide to have an art space in Mestre instead of Venice? How do you see the role of the 3D Gallery in the Venetian art environment?

Adolfina De Stefani: It wasn’t a choice, it just happened. I like the possibility of using an available space to show art not only from my own practice but also that opportunities can be provided for artists who have not entered the commercial gallery scene, sometimes because of their personal motivations, but more often than not, because they are excluded. This again raises the notion of “border” – as in between artists and commercial galleries, and it is not easy for many artists to breach this. While ‘Mestre’ was not a deliberate decision, the space works for me as I am attracted to unusual and anonymous places for art such that it can reach new audiences.

*In September 2013 a boat carrying migrants from North Africa attempting to reach Italy, was shipwrecked. As a result, 364 people died.

Interview in Italian by Anna Viani
Translation and interpretation by Alessandra Cianetti and Annie Jael Kwan

***

Il progetto nomade MOVE W I T H (OUT) è stato in Italia nel weekend finale della Biennale di Venezia 2013 ospitato dalla Galleria 3D di Mestre e dall’Officina delle Zattere di Venezia e, in entrambi gli spazi, la performance in due parti, “Opera in due atti – La Giustizia”, è stata presentata con le opere di MOVE W I T H (OUT). Abbiamo chiesto all’artista, curatrice e direttrice della Galleria 3D, Adolfina De Stefani, di parlarci della sua esperienza.

Something Human: Il progetto MOVE WITH(OUT) ha suscitato fin da subito il tuo interesse. In che modo i temi del viaggio, della migrazione e dell’attraversamento di confini entrano in relazione con la tua pratica di curatrice e artista?

Adolfina De Stefani: Sono diversi anni che mi interesso al fenomeno della migrazione e la nostra politica certamente non è di aiuto a nazioni che in questi ultimi anni, a causa delle guerre, delle carestie e delle violenze, vivono questi drammi quotidianamente. Come esserne partecipe? Di fronte alla mia  impotenza, l’arte  rimane il  mio solo canale di espressione e comunicazione.

Something Human: Le due performance rappresentate si ispirano al fatto di cronaca del “Naufragio di Lampedusa” che ha colpito profondamente l’opinione pubblica italiana. Il punto di vista che emerge da “Opera in due atti – La Giustizia” è molto critico nei confronti del ruolo giocato dalle forze dell’ordine italiane che hanno ritardato i soccorsi. Ci interesserebbe capire meglio il tuo punto di vista al riguardo.

Adolfina De Stefani: Non è stata una questione di ritardo ma una questione di rifiuto e di mancanza di sensibilità. I problemi sono a monte ma lasciare centinaia di persone morire perché nessuno li vuole in questo paese… lo trovo ignobile! L’Italia è sempre pronta a inviare i propri militari a combattere su diverse frontiere con la motivazione di cercare la pace, ma la realtà si nasconde dietro a politiche che riguardano interessi di altro genere, interessi non sempre chiari. Io amo il mio PAESE e vorrei che anche gli altri popoli amassero il loro e non fossero costretti a emigrare per le violenze  subite. L’essere umano deve imparare a conoscere se stesso e a non  desiderare, per la propria arroganza, il pane degli altri.

Something Human: I due appuntamenti di MOVE W I T H (OUT) Venice hanno suscitato partecipazione e interesse nel pubblico. Era la reazione attesa? Più in generale, come e quanto influisce la reazione del pubblico sul tuo lavoro?

Adolfina De Stefani: E’ sempre difficile suscitare l’interesse del pubblico per la propria arte. Nel mio caso, e credo anche nel caso della Galleria 3D, il pubblico conosce le tematiche e gli artisti proposti. Il momento performativo è sempre stato quello che differenzia l’attività della galleria dalle altre realtà cittadine, e il pubblico è  attento a cogliere queste occasioni. Credo anche che il fatto di mostrare a un pubblico un momento di riflessione attraverso la performance sia anche un modo per far incontrare e per scambiare le proprie opinioni, siano esse negative o positive. La performance diventa un’occasione di incontri, di scambi, di conoscenze, di meraviglia e di emozioni forti come quello delle due performance che sono state proposte in occasione dell’evento MOVE W I T H (OUT).

Something Human: In MOVE W I T H (OUT) Venice hai giocato un duplice ruolo partecipando sia come artista che come curatrice. Come si incontrano, nella tua attività, la pratica artistica e quella curatoriale? Si influenzano vicendevolemente? Se sì, come?

Adolfina De Stefani: Mi sento poco “CURATRICE” e confusa come artista ma le due cose messe insieme danno risultati migliori  sia rispetto alle aspettative del pubblico che degli artisti. Penso di essere molto accurata nel rispondere alle esigenze degli artisti perché mi è facile calarmi nei loro panni e il nostro diventa quindi uno scambio di idee, di emozioni e di soddisfazioni. Direi che sono molto attenta all’aspetto estetico per cui l’artista  si affida a me raggiungendo così insieme risultati positivi perché la nostra diventa un’esperienza di “dare e avere” che influisce positivamente sulle conoscenze di entrambe le parti.

Something Human: Parte dell’evento si è svolto nella galleria 3D di Mestre di cui sei direttrice. Come è avvenuta la scelta di uno spazio espositivo nell’area di Mestre piuttosto che in quella di Venezia. Come vedi il ruolo della galleria 3D nell’ambito artistico della città vista nel suo complesso?

Adolfina De Stefani: Non ho scelto, è capitato. Mi piaceva l’idea di curare uno spazio disponibile dove poter proporre arte non solo per le mie opere ma per dare la possibilità di esporre ad artisti che difficilmente entrano nelle gallerie, alcune volte per motivi personali ma molto spesso per  esclusione. Qui entra di nuovo in campo il tema del confine: per un artista non è sempre facile infatti superare il confine di una galleria. Mestre non è stata una scelta ma sono da sempre attratta da luoghi insoliti e anonimi dove proporre arte e attirare un numero sempre maggiore di persone verso la scoperta dell’arte contemporanea.

Intervista: Anna Viani
Revisione: Alessandra Cianetti

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